Shingeki no Kyojin ” L’Attacco dei Giganti”, ovvero la prima doppia recensione “gigantesca”

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Dopo tempo immemore rieccomi tornato alla carica, anzi in questo caso sarebbe più adeguato dire “all’attacco”…
Zero convenevoli! Iniziamo subito con la sigla!

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-avvertenze- Per visionare correttamente questa recensione e fruire a pieno dei suoi contenuti, si consiglia di iniziare a leggere il testo sottostante dopo il minuto 0:17 di riproduzione.

Siamo in un medioevo alternativo post-apocalittico, in un punto imprecisato del mondo (si presume possa essere una qualche zona nord-europea) sono state erette tre cerchie di mura concentriche alte cinquanta metri l’una, a proteggere gli ultimi, pochi chilometri di territorio rimasti sotto il dominio dell’umanità; gli ultimi perché il resto del mondo, ma soprattutto, il resto dell’umanità, è stato divorato dai giganti.

Questo è l’incipit dell’opera; non vi ho spoilerato nulla, è quello che potreste leggere anche dietro la copertina del primo volume del manga. Le vicende iniziano nel momento in cui, dopo un secolo di pace all’interno delle mura, l’umanità è costretta di nuovo ad imbracciare le armi per fronteggiare orde di giganti che, in qualche modo, sono finalmente riusciti a sfondare le difese della città.

Nello specifico, la storia perla di Eren, un ragazzo (INCREDIBILMENTE NON GIAPPONESE!!!) che è uno dei pochissimi (unici) umani, i quali non sono interessati unicamente a sopravvivere all’interno delle mura, ma che aspirano a riconquistare il mondo esterno; Eren assisterà in prima persona all’irruzione dei giganti in città e, dopo essersi salvato scappando nella cinta muraria più interna, si arruolerà nella legione esplorativa per cercare di combattere in prima persona i nemici della razza umana.

Sì, anche in questo manga ci sono gli ingegneri…

A questo punto mi chiedo cosa diavolo stiate aspettando per dirmi “Andrea, ma questo manga è di una banalità assurda! Perché sprechi tempo a recensirlo?”. Sapevo che me l’avreste chiesto, ok vado a spiegarvelo.

Perché l’Attacco dei Giganti è figo.

Sì, questa è la pura verità, non ci sono altre ragioni, l’Attacco dei giganti è irrimediabilmente, inevitabilmente, incommensurabilmente figo.

Ho approcciato quest’opera in modo inusuale, ho incominciato vedendo l’anime: la cosa che mi ha spinto alla sua visione è la sigla, che (converrete con me) è assolutamente coinvolgente; non sentivo nulla del genere da tempo. Dopo aver visto il primo episodio, è stato per me impossibile interrompere la visione fino al completo disgregamento della retina, alla quale era concessa pausa solo durante i rari momenti di buffering tra un episodio e l’altro.

Terminata la visione dell’anime, non contento dei danni permanenti al tessuto oculare, decisi di danneggiare irreversibilmente anche il mio portafogli, comprai quindi tutti i numeri del manga (usciti in Italia) per scoprire due cose: l’anime arriva solo fino al settimo tankobon del manga e la serie animata è così dannatamente fedele alla carta stampata, che il passaggio sarebbe stato completamente indolore. E così è stato, fino ad arrivare all’ultimo volume in italiano e passare di nuovo sulla rete, continuando con le scan online fino al numero 13 (l’opera dovrebbe finire a detta dell’autore al ventesimo volume).

Un giorno varranno milioni… di lire

Ma che cos’ha di diverso dagli altri manga? Starete sicuramente urlando al monitor…

Shingeki no Kyojin è un manga REALISTICO.
I giganti sono misteriosi, ma vengono studiati in modo scientifico e razionale, sono creature non naturali ed i protagonisti umani ne sono consapevoli e per tutta la narrazione non fanno altro che chiedersi come sia possibile la loro esistenza.

Le dinamiche sono VEROSIMILI.
Sia ad un livello macroscopico, quando si vede la disperazione delle masse piuttosto che le reazioni dei governi, sia ad un livello microscopico nelle relazioni uomo-uomo che non rasentano il ridicolo come in molte altre opere.

I personaggi sono CREDIBILI.
Si arrabbiano, si legano tra di loro e soprattutto HANNO PAURA e questo porta all’ultimo punto, secondo me fondamentale: in Shingeki no Kyojin NON CI SONO EROI.
I soldati se la fanno addosso, se possono evitano di mettersi in pericolo, e se c’è da scegliere tra la vita dei loro compagni ed una fuga facile, SCAPPANO, magari piangendo, magari maledicendosi, ma scappano come farebbe l’uomo comune davanti al pericolo. Il protagonista stesso è un perfetto inetto, pensa di essere speciale e, per buona parte del manga, lo pensa anche il lettore; poi ci si rende conto che, non solo è una persona normalissima, ma che la sua presenza sia del tutto superflua. Questo contribuisce ad un immedesimazione totale del lettore nel personaggio. Resta un piccolo insignificante particolare…

in Shingeki no Kyojin I PERSONAGGI MUOIONO IN CONTINUAZIONE.

Non c’è cosa che un otaku senza vita sociale non possa fare…

Farete meglio a non attaccarvi troppo a nessun personaggio, prima o poi morirà e la cosa più bella (bella?) e soprattutto verosimile è che non morirà con tante cerimonie, con pagine e pagine di lacrime, con il nemico che prima di ucciderlo ci si fa due chiacchiere… no… in questo manga la gente muore da una pagina all’altra che neanche ci se ne rende conto. Un attimo sei lì tranquillo tranquillo a dire “Qui i giganti non ci prenderanno mai!” e la pagina dopo finisci masticato e due pagine dopo dimenticato, dato che i tuoi compagni se la sono data a gambe, completamente inzuppati degli schizzi del tuo sangue.

 

 

Ok ho sfogato il testosterone in eccesso, adesso vado a dirvi anche aspetti meno maschi della situazione. La sensazione che si ha infatti, sia guardando la copertina del manga, così come la sigla dell’anime o leggendo la prima parte di questa recensione, è che questo sia un semplice manga di combattimenti. Niente di più sbagliato. Il vero motivo per cui l’attacco dei giganti è così apprezzato e provoca una dipendenza così forte è la massiccia dose di misteri che si celano nella sua trama. Sin dal primo volume si inizia a percepire che la realtà non è come sembra, pian piano si inizieranno a delineare i volti di numerosi traditori, sottotrame, complotti, in un esplosione esponenziale di misteri irrisolti che tuttora non trovano alcuna risposta, ma che si concatenano tra di loro a formare un’apparentemente perfetta trama di bugie che coinvolge, non solo ogni singolo personaggio, ma la storia stessa dell’umanità, il background storico e la natura di qualsiasi avvenimento sia accaduto dall’inizio della storia, e anche prima.
Una trama di un livello che, lasciatevelo dire da chi ha letto parecchi fumetti, ho faticato a trovare in altre opere ben più blasonate.

Qualcosa di negativo sull’Attacco dei Giganti però devo dirvela… e non sarà facile farlo a parole… Lascerò parlare le immagini per me:

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I DISEGNI FANNO SCHIFO.

Cioè, guardateli, sono una vera m***a, e ve lo dice un super fan della serie, non mi faccio scrupoli nel dire di non aver mai visto un manga disegnato così male. A volte si fa fatica a distinguere un personaggio dall’altro, l’anatomia è del tutto opzionale, gli sfondi sono penosi… insomma una delusione… qualcuno dovrebbe ricordare a Haijime Isayama che è così che si disegna una manga:

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Questa è una tavola, dannazione!

Purtroppo non si può avere tutto e la divina divinità degli otaku ha deciso che una trama incredibilmente avvincente debba essere bilanciata da dei disegni orridi. Nell’anime però sono meglio e… almeno quello ce lo concedono.

Conclusioni finali: questa recensione è stata lunga e faticosa; non dico che sia stata lunga scriverla, ma è stato sicuramente un’impresa per voi arrivare fino alla fine, vi chiedo scusa, solitamente non sono così prolisso, ma mi capita quando devo parlare di un qualcosa che amo veramente e questo è uno di quei casi. L’Attacco dei Giganti è un prodotto talmente valido da avermi quasi (quasi) convinto a comprare un’action figure; per fortuna ho resistito, altrimenti sarebbe stata la volta buona che la mia ragazza mi cacciava di casa. Se avete venti minuti da buttare, guardatevi il primo episodio. Sarò ben felice di leggere i vostri commenti e le vostre critiche.

Stay Titanic!

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